Canone Rai per dispositivi mobili, parte la “guerra” dal web

Le proteste sembrano davvero montare ora per ora e nessuno di noi è disposto a pagare un canone Rai solo per il semplice fatto di avere un computer o un dispositivo portatile.

Siamo già abbastanza stufi di pagarlo per una televisione che non vediamo e che ci riempie di pubblicità proprio come la televisione commerciale, figuriamoci se siamo disposti a pagarlo per un pc o simile. L’idea di chiedere il pagamento del canone in base ad una legge del ’38 in cui nemmeno esistevano lontanamente i computer e figuriamoci i nuovi tablet o smartphone, è davvero assurda e la protesta è iniziata proprio dal web tanto che su Twitter, tra battute e polemiche, l’hashtag #raimerda ha conquistato la vetta della classifica dei Trending Topics (TT).

Se la richiesta di pagamento era arrivata in sordina nei giorni scorsi ad alcuni professionisti di Roma, sono bastati i promo messi in onda durante le cinque serate di Sanremo ha fatto crescere il dissenso e non solo sul web ma anche tra i politici che, per una volta, si occupano di cose serie.  

Intanto Rete Impresa ha inviato una lettera a Monti e al ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera sollecitando “l’esclusione da qualsiasi obbligo di corrispondere il canone in relazione al possesso di apparecchi che fungono da strumenti di lavoro per le aziende, quali computer, telefoni cellulari e strumenti similari”.

Riusciremo ad assistere al miracolo della privatizzazione della RAI? Speriamo di sì.

Piera Scalise

Articolo scritto da Piera Scalise il 21/02/2012
Categoria/e: Dalla Rete, Primo piano.

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